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//Vino Pessac Leognan AOC Chateau La Louviere 2001

Vino Pessac Leognan AOC Chateau La Louviere 2001

PESSAC LEOGNAN
AOC CHATEAU LA LOUVIERE 2001
ANDRE LURTON FRANCE

Vini di territorio, di “terroir”, vini dell’anima……dell’uomo.


Vino Pessac Leognan AOC Chateau La Louviere 2001

Vino Pessac Leognan AOC Chateau La Louviere 2001

Alla maggior parte di voi il nome di Andrè Lurton e, soprattutto, quello di Denis Dubourdieu, diranno poco o nulla. Il primo è il proprietario di alcuni dei più importanti Chateau bordolesi, il secondo, recentemente scomparso, è stato, con Emile Peynaud, ordinario di enologia all’Università di Bordeaux ed il più importante enologo francese.

Pessac Leognan, nelle Graves, è terra di grandi rossi ma anche, come in questo caso, di bianchi strepitosi. Blend di Sauvignon Blanc (85%), con piccolo saldo di Semillon (15%), dopo il débourbage (decantazione volta a separare le impurità dalla parte liquida del mosto), la fermentazione è stata svolta in barrique di rovere francese a grana fine (Allier, Troncais) e bassa tostatura, nuove al 50%, con un affinamento di 12 mesi sulle fecce fini, batonnage settimanale (vale a dire rimessa in sospensione delle feccei con un’asta di legno), volto ad arricchire il profilo gusto olfattivo del vino, ad opera delle cellule dei lieviti, esauste dopo la fermentazione, veri e propri “fissatori” di aromi. Non ha fatto la fermentazione malolattica, a conservare la naturale “freschezza” (acidità) delle uve del blend ed in particolare del Sauvignon Blanc (il Semillon è ricco di zuccheri ma povero di acidità) e questa credo sia stata la sua cifra distintiva, il suo elisir di lunga vita, perché 16 anni, per un vino bianco (anche per la maggior parte dei rossi), sono decisamente tanti.

Tappo che ha ceduto al tempo, costringendomi ad una estrazione “spericolata”, ma conclusa con successo.

La magia inizia versando il vino nel bevante, perché vengo rapito dalla nobilissima veste oro verde, di incredibile luminosità, dal peso, dalla sua trasparenza cristallina.

Il naso, a bicchiere fermo, è un’esplosione minerale mista a zest di agrume giallo.

Le prime rotazioni consentono di individuare le famiglie di aromi: minerale, floreale e fruttato evoluti, gentilmente speziato.

Altre rotazioni per un vino che non si fa pregare, aprendo uno scrigno olfattivo ampio, nel quale si susseguono, con commovente franchezza, pepe bianco e zenzero, polvere da sparo, fucile da caccia, fiori di verbena e ginestra appassiti, zest di limone, lime, pompelmo giallo, pesca bianca, gelato al limone, foglie secche, siepe di bosso, corteccia, cenni di tabacco da pipa. Stupefacente, incredibile complessità declinata con finezza inarrivabile.

In bocca il vino entra secco, di misurata sensazione pseudo calorica (12,5°), con morbidezza cremosa ma, non ci posso credere, con equilibrio non ancora perfettamente compiuto, “a causa” di un asse fresco sapido che regalerebbe ancora alcuni anni di vita, ad averne altre bottiglie (sigh, sigh, sigh).

Altro sorso ed il vino scorre piacevolissimo su lingua e palato, spremendo dal sublinguale saliva molto fluida, nonostante una sapidità che mi porta al mare, riempiendo la bocca di salamoia di olive verdi, alici marinate, sarde sotto sale. La bocca dice verbena e ginestra, cremoso gelato al limone, scorza di lime e pompelmo con cenni di “canditura”, succo di pesca bianca e sambuco,  note vegetali in cui mallo di noce, bosso, latte di fico, regalano delicata astringenza.

Il vino è nel bicchiere da parecchi minuti, ma non si avvertono cenni di cedimento, anzi, la temperatura offre note sempre più “calde”, lievi tracce di vaniglia, radice di zenzero, pepe, con soffi balsamici in cui la menta sposa le note aromatiche di rosmarino e salvia.

Non ci sono parole adeguate, taglio bordolese di uve a bacca bianca di stupefacente generosità e finezza olfattive e gustative. Denis Dubourdieu è stato uno dei migliori, forse il migliore in assoluto, interprete del sauvignon blanc bordolese e non solo.

Un vino che speravo pronto per una uscita di scena dignitosa, grida la sua maestosità, la sua duttilità in abbinamento:

  •  antipasticrostacei crudi, carpaccio di pescato affumicato;
  • primi piattimolluschi come se piovesse, generosamente agliati e prezzemolati, con linguine, vermicelli, spaghetti alla chitarra;
  • secondi piatticarni bianche scaloppate e fritte in ottimo burro, orate/spigole/mormore grigliate, formaggi freschi o di media stagionatura, purché di buona grassezza ed articolazione gusto olfattiva.

L’anima, a bicchiere vuoto, è un’ode al Sauvignon Blanc, siepe di bosso, succo di sambuco, zenzero e tracce di tabacco in appassimento.

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2017-12-22T04:25:00+00:00

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