TREVENEZIE IGT
TOBLAR BLANC SAUVIGNON 2017
TOBLAR NIMIS (UD)

Vini di territorio, di “terroir”, vini dell’anima……dell’uomo.


Vino Trevenezie IGT Toblar Blanc Sauvignon 2017 Toblar Nimis (UD)

Vino Trevenezie IGT Toblar Blanc Sauvignon 2017 Toblar Nimis (UD)

Mi capita raramente di essere colpito dalla presentazione in rete di un’azienda e questo è il caso di Toblar srl sita in quel di Nimis (UD), zona conosciuta per il Verduzzo Friulano clone giallo, Ramandolo per intenderci.

Michele e Cristian Specogna, il cui cognome è noto per l’azienda di famiglia di Rocca Bernarda a Corno di Rosazzo, vinificano uve acquistate da piccoli e selezionati viticoltori delle DOC Friuli Colli Orientali, Collio e Isonzo.

Ma ora facciamo parlare il vino, un Sauvignon Blanc giovanissimo, che verso nel bevante dopo aver inciso una capsula come si deve (nonostante il low price) ed estratto un tappo marcato dalla classica vegetalità varietale.

Paglierino molto scarico, con vivaci e luminosi lampi verdi, di medio peso, con film che sale le pareti del bevante, spezzandolo dopo alcuni secondi con archetti molto stretti e lacrime alcoliche di misurata cicciosità (12,5°).

La prima nasata, a bicchiere fermo, è una siepe di bosso con foglie di salvia.

Le prime rotazioni, dopo aver confermato il peso medio di questo Sauvignon, aprono uno scrigno olfattivo più articolato, nelle note di mandorla fresca, selce, pesca bianca, nocciolo di pesca, pompelmo rosa, pomodoro verde, peperone giallo, foglia di pomodoro, fagiolini, menta e salvia. Squisitamente varietale, è di buona finezza e comunque, pur confermando lo stile Sancerre, non troppo “verde”.

Entra in bocca ostentando la sua giovinezza, decisamente secco, con misurate sensazione pseudo calorica e morbidezza. L’equilibrio è ancora da costruire, come è giusto che sia, ora decisamente sbilanciato sulle “durezze”, che hanno nella succosa freschezza (acidità), che stimola copiosa e fluida salivazione e nella sapidità le loro fondamenta.

Altro sorso ad indagare il sapore, che conferma nel fruttato di pesca bianca, nello zest di pompelmo rosa, nel pomodoro, nel peperone dolce, nelle erbe aromatiche, una veste gustativa che, ferma restando la “giusta” giovinezza, si declina in modo piacevole, con interessanti margini evolutivi, sia temporali che di complessità.

Il rapporto con il food non potrà non tenere conto di questo marcato asse fresco sapido, condito con note vegetali  ed aromatiche, che deve orientare verso pietanze che alla tendenza dolce ed alla grassezza da contrapporre uniscano, in concordanza, una buona aromaticità:

  •  antipasti – insalata di funghi porcini/ovuli con scaglie di parmigiano di bassa stagionatura e prezzemolo, foglie di salvia pastellate e fritte;
  • primi piatti – trofie al pesto di basilico o di rucola selvatica, linguine con telline e prezzemolo, riso Carnaroli con asparagi verdi o con zucchine;
  • secondi piatti – robiole aromatizzate con pesto oppure erba cipollina, caprini alle erbe aromatiche, carni bianche scaloppate e fritte, frittura di crostacei.

L’anima, a bicchiere vuoto, è un’ode al Sauvignon Blanc, siepe di bosso, succo di sambuco, zenzero e tracce di tabacco in appassimento.