ST. PETER’S BEST BITTER
ST. PETER’S BREWERY SUFFOLK UK


Birra St.Peter's Best Bitter

St.Peter’s Best Bitter

Prima che l’universo brassicolo fosse arricchito dallo stile belga (Blanche, Lambic, Gueuze, ecc.) e dall’autentica esplosione aromatica delle APA (American Pale Ale), i cui luppoli hanno ormai colonizzato il mondo (Cascade in primis), potevamo di fatto dividerlo in due parti. Quella, largamente dominante (90%), riservata alla bassa fermentazione (Lager di impronta tedesca), che utilizza lieviti Saccaromices Carlsbergensis/Pastorianus, attivi a 5-10° di temperatura e che tendono a depositarsi sul fondo del tino, completata dalle Ale, di stile britannico, ad alta fermentazione, con lieviti Saccaromices Cerevisiae, attivi a 15-25° e che tendono a salire in superficie.

St.Peter’s Brewery nasce nel 1996 nella regione del Suffolk, in Inghilterra, con lo scopo di produrre gli stili brassicoli inglesi tradizionali.

Best Bitter è una birra ad alta fermentazione (Ale), che utilizza, come malto base, un Pale Ale, tipico delle birre in stile inglese, al quale si somma, come malto speciale, un Cristal, della famiglia dei malti Caramello, vale a dire sottoposti a temperature di essicazione (dell’orzo germinato) più elevate, al fine di innescare le Reazioni di Maillard (caramelizzazione degli zuccheri). Luppolo tradizionale inglese, il Kent Golding, di buona potenzialità aromatica e misurato potere amaricante, dovuto alla bassa percentuale (4-6%)  di alfa-acidi (resine che contengono la luppolina).

Bottiglia da 50 cl con curiosa forma a fiaschetta.

Nel bevante cade gorgogliando, con modesto cappello di schiuma, luminosissima nelle note ambrate con leggeri riflessi aranciati.

Naso in cui le note di biscotto secco, di caramello, di nocciola tostata, di arachidi caramellate, di caramella d’orzo, di mandorla amara, di miele amaro, si alternano a soffi resinosi e speziati, a frutti disidratati, tra i quali distinguo l’uvetta, l’albicocca, la prugna, a foglia di tabacco in essiccamento, a tabacco dolce da pipa, liquirizia. Di buona articolazione e finezza.

In bocca è poco carbonata, come è consuetudine di tutte le Ale, leggera di alcol (3,7°), cremosa e morbida, con amaro più deciso dei 34 IBU dichiarati, meno articolata che al naso, penso proprio in ragione dell’amaro, che a mio avviso ne compromette in parte l’equilibrio.

Prima e dopo la deglutizione sono soprattutto i sapori torrefatti a rendersi protagonisti, caffè d’orzo, resina, cacao, leggero fumé, cioccolato, spezie scure, liquirizia, miele di castagno, tabacco scuro, scatola di sigari.

Gustativamente vicina alla tipicità, anche se meno convincente che al naso.

Gli abbinamenti non potranno prescindere dalla marcata nota “bitter”:

  •  antipasti – speck di Sauris o dell’Alto Adige, mortadella Bologna, crostoni con foie gras o con il guanciale romano;
  • primi piatti – minestre di legumi, ceci, lenticchie, farro, risi o pasta con il “pastin” o con la luganega;
  • secondi piatti – carne secca, braciola di maiale affumicata, stinco di maiale al forno, formaggi di media stagionatura ed importante grassezza.
APRI IMMAGINE: Birra St.Peter's Best Bitter