BIANCO DI PANTELLERIA DOC
PRAIA 2016
SALVATORE MURANA

Vini di territorio, di “terroir”, vini dell’anima……dell’uomo.


Vino Bianco di Pantelleria DOC Praia 2016 Salvatore Murana

Vino Bianco di Pantelleria DOC Praia 2016 Salvatore Murana

17 ha di terreni di origine vulcanica (pietra lavica), in località diverse sia dal punto di vista climatico che geologico: Martignana, Gadir, Mueggen, Khamma, Coste, Ghirlanda, Praia e Barone. Terreni con caratteristiche particolari, ognuno dei quali è destinato ad una specifica produzione. Questa è l’azienda di Salvatore Murana.

Un vitigno: Moscato di Alessandria più conosciuto come Zibibbo, portato dagli Arabi, che tuttavia lo utilizzavano come uva da tavola, non consumando alcol.

Una metodologia di allevamento, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità, che vede i ceppi di vite ad alberello molto bassi e protetti da un “muretto” circolare di terra, per proteggerli dalla violenza del vento. I grappoli maturano di giorno (calore del sole) e di notte (calore restituito dalla terra).

Dunque uve ad elevato tenore zuccherino, soggette ad appassimento, per produrre alcuni tra i vini dolci più famosi al mondo.

Non è così per il vino in questione, secco e ottenuto da uve provenienti dai vigneti di Praia, Ghirlanda e Coste, uniche zone dell’isola caratterizzate da un clima fresco e umido, che d’inverno può portare a temperature sotto lo zero.

La fermentazione avviene in acciaio inox a temperatura controllata (27°), dove il vino matura sulle fecce fini per circa un anno.

Ed ora, la parola al vino, a partire dall’etichetta, molto suggestiva, come tutte quelle di questo vigneron pantesco.

Il tappo è finemente decorato con il nome del produttore e la stessa immagine in etichetta, un po’ duro da estrarre ma strepitoso nelle note di moscato e di sale alle erbe.

Cromaticamente sorprendente mentre lo verso nel bevante, giallo paglierino scarico vivacemente “flashato” di verde. E’ limpido, non cristallino, il che mi incuriosisce non poco.

A bicchiere fermo il naso parla di sole, di mare, di erbe aromatiche e, soprattutto, di Moscato.

Muovo appena il vino a misurarne il peso, la struttura e lo vedo possedere le pareti del bevante con un film denso, che si incolla e non ne vuole sapere di spezzarsi, cosa che fa dopo parecchi secondi, con lacrime alcoliche cicciosissime (13,5°), separate da archetti non troppo stretti.

Prime rotazioni per un naso che non si fa pregare e, aromatico, si riempie di salvia con cenni misurati di rosmarino e timo, frutta a pasta gialla come pesca pelosissima ed albicocca, amaretto morbido, mandorla, uva passa, con soffi lievissimi di spezie, anice stellato in primis, a chiudere con sbuffi minerali di pierre a fusil. INCANTEVOLE.

Il primo sorso è secco, molto secco, con sensazione pseudo calorica e morbidezza misurate, in buon equilibrio grazie ad una freschezza (acidità) sorprendente, che spreme fluida e saporosa salivazione, alla quale si somma una ricchissima sapidità, tutta “marina”.

Altro sorso ad indagare i “sapori”, prima e dopo la deglutizione, che confermano erbe aromatiche, pesca gialla, mandorla, pasta martorana, amaretti, anice, soffi sulfurei, con chiusura lunghissima, dominata da  salvia e pesca bianca.

Gustativamente intrigante, con tutta la ricchezza aromatica di un moscato, ma senza gli zuccheri abituali.

E’ un vino che va servito freddo (8°) e che può fare felice compagnia a:

  •  antipasti – scampi crudi leggermente marinati al succo di mandarino, salmone selvaggio affumicato su un crostone delicatamente imburrato, grancevola, “moeche” fritte, tempura di crostacei e bastoncini di verdurine, foglie di salvia o fiori di zucca pastellati e fritti;
  • primi piatti – riso Carnaroli con bisque di scampi e pistilli di zafferano di Navelli, linguine con capesante e curry, spaghetti alla chitarra con polvere di bottarga di muggine, pasta con le sarde alla messinese;
  • secondi piatti – catalana di astice o di aragosta, gamberoni in camicia di bacon grigliati, gamberi di fiume al curry con riso pilaf.

Nel bicchiere vuoto anima di tabacco dolce da pipa, caramella d’orzo, uva passa.