ARROGANT BASTARD ALE STONE
BREWING BERLIN


Birra Arrogant Bastard Ale Stone Brewing Berlin

Birra Arrogant Bastard Ale Stone Brewing Berlin

Di questa birra, una American Strong Ale, mi ha colpito subito il packaging, non tanto la lattina (50 cl), che comunque sarà il nostro futuro, per le eccellenti garanzie di qualità che offre, quanto il nome e l’immagine, un diavolo con corna ed ali ed in mano un boccale di birra.

Circa il nome, “arrogante”, “bastarda”, non è affatto casuale, ma in linea con la presentazione, avvenuta nel 1997 da parte della Stone Brewing: “Questa è una birra aggressiva. Probabilmente non ti piacerà. E’ abbastanza improbabile che tu abbia il gusto e la sofisticatezza per apprezzare una birra di tale qualità e profondità. Non ne sei degno.”

Niente male, proprio niente male, che ne dite, da Oscar della simpatia?

Nata per un errore, nel passaggio tra un impianto e l’altro, che ha portato un carico eccessivo di malti e soprattutto di luppoli, se ne è subito capita la qualità ma anche l’estrema difficoltà di trovare palati “preparati” ad una tale “bomba amara”.

Nel bevante verso una birra ambrata con riflessi rame antico e rubino, il cappello di schiuma ha il colore di un cappuccino, con mousse densa e pannosa, abbastanza persistente.

Il naso, un po’ penalizzato dalla temperatura di servizio (troppo fredda), è ora resinoso, con note di caramella Mou, di caffè d’orzo e ciò che mi sorprende, stante le “premesse dichiarate”, è la sua finezza ed eleganza, con note leggermente terrose e boisé.

Altra nasata a distanza di alcuni minuti e la temperatura allarga il ventaglio olfattivo, che ora parla di pane scuro, di fetta biscottata integrale, di caramello, di caramella d’orzo, di miele di castagno, di frutta disidratata, prugna ed uvetta.

Sono senza parole, questa birra non è né arrogante né bastarda, anzi, di ottima qualità, con naso franco e articolato, senza ostentazione, da parte di alcun descrittore olfattivo.

Basta una minima rotazione e si rinnova lo splendido cappello di schiuma “cappuccinosa”.

Entra in bocca secca, con alcol importante (7,2°), buona carbonatazione per una Ale (alta fermentazione), cremosa ed avvolgente nella sua “tempesta amara”, che ricorda il pane grigliato, il miele amaro, il fumo, il caffè, il cioccolato fondente, il pane nero, la resina, la prugna secca. Sfida lingua e palato con amaro deciso e leggermente piccante, che fa pensare al cioccolato modicano alle spezie, al peperoncino.

E incredibile come l’amaro “tosto” si stenda più sulla volta palatina che sulla lingua, che gode invece della note di cappuccino, di nocciola tostata, di crema di nocciole, di cenere.

Bocca decisamente “maschia”, ma molto intrigante e di persistenza, ancorché un po’ mono tono, in quanto marcata dall’amaro, lunghissima e liquiriziosa.

Abbinamenti che saranno inevitabilmente condizionati dalla decisa nota “bitter”:

  •  antipasti – speck e pane nero, prosciutto di Sauris la cui leggera affumicatura si esalterà con crostoni appena grigliati e velati di burro di malga, aringa affumicata sott’olio;
  • primi piatti – la grassezza/tendenza dolce di un risotto con il pastin, con la salsiccia, oppure un fusillone di Gragnano con sgombro affumicato e julienne di verdure appena scottate;
  • secondi piatti – lo stinco di maiale sicuramente, con le sue patate, il carré di maiale affumicato.

Non v’è dubbio che si tratti di una birra particolare, che richiede, soprattutto gustativamente, una buona consuetudine con amari decisi, ma l’ho trovata non così inavvicinabile come la pubblicità, almeno al momento della presentazione, la descrisse.

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